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Description:
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Ogni mattina, Donato arriva nel magazzino. Ritira le chiavi del furgone. E carica pacchi. Ogni mattina, da quando è cominciato il lockdown, questo driver di Amazon carica centinaia di pacchi, più di ogni black Friday. Più di ogni Natale. E corre tra Milano e dintorni, con un lunghissimo elenco di indirizzi. "Fino a 150 stop al giorno", racconta. L'emergenza coronavirus ha dimostrato come sia cruciale il comparto della logistica, per assicurare le forniture di cibo, medicinali, detersivi. E i volumi si sono raddoppiati, soprattutto in Lombardia dove è stato possibile acquistare ogni genere di merce. Qui, lavorano il 30% degli addetti alla logistica del Paese, tra 800mila e 1 milione. Ora, però, ancora più di prima, da questi magazzini si leva un grido di allarme, sulle tutele per i lavoratori. Alle ombre già emerse sull'intera filiera, di casi di sfruttamento del lavoro, si sono unite le preoccupazioni per le garanzie sanitarie. "I magazzini non possono diventare focolai di contagio", mettono in guardia i sindacati. "Con la crisi alle porte, temo che i casi di sfruttamento aumentino, ma a queste tutele ora vanno aggiunte quelle sanitarie, nell'interesse collettivo", scandisce il presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano, Fabio Roia, che a Storiacce racconta anche la sua esperienza col coronavirus. Prima dell'emergenza, insieme ai colleghi, aveva deciso la fine in anticipo dell'amministrazione giudiziaria per Ceva logistics Italia, multinazionale della logistica, commissariata per caporalato per i rapporti con una cooperative. E ora l'amministratore delegato, Christophe Boustouller, propone "un patto aziende-clienti", in nome di legalità e salute. |