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Mentre le proteste di piazza delle ultime settimane hanno imposto l'attenzione sulla crisi economica in cui versa il paese, a causa della corruzione e di un sistema clientelare, a vivere in una situazione sempre più precaria sono soprattuto gli 1,5 milioni di rifugiati siriani nel paese.
I segnali di insofferenza si moltiplicano: Dal 2015 il Libano ha chiuso le porte ai siriani. E da oltre un anno vanno avanti i rimpatri assistiti, nonostante una vera soluzione politica nel paese sia ancora lontana. Nell'ultimo anno si sono poi intensificati i radi negli accampamenti informali, gli arresti di chi non ha un permesso di soggiorno (una situazione che riguarda oltre il 78% dei siriani), e le demolizioni dei campi profughi. Ma è da pochi mesi che si è oltrepassata una linea rossa: la general security, l'agenzia di intelligence libanese, ha infatti iniziato le deportazioni di chi - in teoria - è entrato nel paese dopo aprile. Un cambio di passo che molte ong hanno condannato e definito preoccupante e che è il risultato di una politica migratoria lasciata in mano alle agenzie di sicurezza. |