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PER RADICARE IN NOI IL SUO AMORE, CON L'ESPERIENZA CHE FACCIAMO NELLA COMUNITA',GESU' PIANTA NELLE ORECCHIE E NEL CUORE LA PAROLA CHE LA CHIESA CI ANNUNCIA
Dio è grande, onnipotente, ma oggi ci stupisce per la sua... testardaggine. Gesù, infatti, conosceva quello che gli uomini avevano nel cuore; sapeva che i suoi discepoli non avevano capito nulla di quello che Egli diceva e faceva. Non solo, si nascondevano per paura come Adamo, e, pur avendo accanto a loro l'Autore di quei gesti e di quelle parole, non riuscivano neppure a rivolgergli domande su quell'amore incredibile. Ebbene, perché Gesù, pur sapendo tutto questo dei suoi discepoli, si intestardisce al punto di conficcare nelle loro orecchie parole che non avrebbero compreso e dalle quali sarebbero sfuggiti? Non si tratta di una questione di poco conto. E' anzi attualissima, in questo tempo in cui regna l'idolo della tolleranza e del rispetto di ogni diritto. Ecco, è proprio qui il punto: non solo gli ideologi, i cattivi maestri e i falsi profeti di turno esaltano e idolatrano la menzogna ipocrita dell'indifferenza spacciata per amore; anche noi, vescovi, preti, padri e madri, cristiani, siamo intrappolati nell'inganno subdolo del demonio che, con la scusa del rispetto, ci imbavaglia perché non si annunci il vangelo. Non è opportuno, è troppo presto, non capirebbero... Non si può far violenza, occorre la delicatezza che sa avere pazienza e cogliere il momento propizio. I consigli pastorali e i differenti comitati che organizzano a tavolino la missione della Chiesa come fosse una qualsiasi multinazionale, nascono da questo inganno di fondo. Così come le crisi dei genitori che, dopo aver sperimentato tante volte il rifiuto dei figli e la totale chiusura alle loro parole, si ritirano in una libertaria e moderna tolleranza, perché in fondo capiranno da soli con l'esperienza, non è capitato anche a noi? A me no, e sono ancora distante anni luce dalla conversione; ma nemmeno ai santi, come a nessun cristiano. Non si aprono gli occhi solo in virtù della propria esperienza, anzi; spesso questa porta a cadere ancora più in basso, a chiudersi nella paura e a non domandare aiuto e luce, proprio come i discepoli di Gesù. Per convertirsi, per aprirsi cioè all'amore di Dio rivelato in Cristo suo Figlio, occorre che qualcuno pianti la sua Parola nelle orecchie. Il testo originale dice proprio così: seminate, piantate, infilate bene e a fondo "queste parole". Conficcatele nelle orecchie perché penetrino nel cuore. Come fece, ad esempio, S. Ignazio di Loyola con quella stoffa grezza e ribelle che era, all'inizio, Francesco Saverio. Come una goccia d'acqua che cade sul ferro sino a forarlo, Ignazio ripeteva ogni giorno al giovane studente queste parole di Gesù: "Che gioverà a un uomo aver guadagnato tutto il mondo se perde poi l’anima sua?". Francesco Saverio era in quel momento lanciato verso il futuro; dotato di una intelligenza fuori dal comune, brillante e geniale, sognava di diventare un intellettuale, un giurista o un uomo d’armi per ottenere una posizione di rilievo nella sua nativa Javier, e risollevare così la sua famiglia umiliata dalle vicende avverse dela storia. Si trovava quindi nel momento meno favorevole per accogliere la parola di Gesù annunciata da Ignazio. E invece, la sua ripetizione incessante, ebbe ragione del cuore duro e indocile del giovane navarro, e vi si conficcò per non sganciarvisi mai più. Quella parola "messa bene nelle sue orecchie" cominciò ad ardere nel suo cuore trasformandosi in amore e zelo che lo spinsero a consumare la sua vita per annunciarla in ogni angolo dell'Asia. Grazie ad Ignazio che non ebbe timore e rispetto umano, Francesco Saverio percorse senza sosta un continente immenso per "mettere bene nelle orecchie" di chi ancora non lo conosceva, le Parole redentrici di Cristo. |