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Il pensiero economico italiano affonda le radici nel Medioevo. Assume rilevanza nel Rinascimento e nell’Illuminismo. Si afferma nel primo cinquantennio dell’Italia unificata con Ferrara, Pantaleoni, Pareto, Barone, De Viti de Marco, Einaudi e Ricci. Nelle due guerre e nella parentesi fascista tale tradizione si appanna. L’apertura dialettica dischiusa dall’Italia democratica, repubblicana, dopo il 1946 e il ristabilirsi delle relazioni culturali con l’estero favoriscono un recupero degli studi di economia. Ne parliamo con Giangiacomo Nardozzi autore con Pierluigi Ciocca del libro: Il pensiero economico nell'Italia repubblicana, Treccani. Nella seconda parte, spazio alla politica ed alla musica con le seguenti recensioni: - Stefano Passigli, Crisi istituzionale o crisi democratica? Passigli editori - Angelo Panebianco, Principati e repubbliche, Azioni individuali e forme di governo, Il Mulino - Peter Williams, Le variazioni Golderg di Johann Sebastian Bach, Astrolabio - Alberto Bologni, Vivaldi: Le quattro stagioni, Carocci - Federico Maria Sardelli, Vivaldi secondo Vivaldi, Dentro i suoi manoscritti, Il Saggiatore. Per i giovani lettori il confettino di questa settimana è: - Eduard Altarriba, Cosa sai dell'economia? Erikson |