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Torniamo a parlare della chiusura delle librerie. La scorsa settimana avevamo affrontato il tema del cambiamento dell'esperienza di acquisto. Il punto di vista del cliente, quindi. E di come le aspettative siano cambiate grazie alla reiterazione di comportamenti che, nel tempo, sono diventati abitudini. Buone o cattive come l'attesa delle spese di spedizione gratuite, servizio ormai consolidato ma di 'maleducazione digitale': se fosse una leva promozionale, dovrebbe essere temporanea. Ma la logistica, come Alessandro Cernigliaro in una precedente intervista ci aveva fatto notare, è la spina dorsale del commercio elettronico e ha costi rilevanti che non possono essere facilmente assorbiti da qualsiasi player. Questa volta con i nostri ospiti Matteo Ulrico Hoepli e Davide Surace, chief digital officer delle librerie Feltrinelli online, abbiamo provato a capire quali sono stati gli ostacoli allo sviluppo di modelli di business additivi per le librerie. Siamo un Paese che fa fatica a fare sistema e se la tecnologia e l'innovazione richiedono investimenti non sempre alla portata di tutti è certamente mancata la capacità di fare squadra, anche a causa della diffidenza delle associazioni di categoria. Ma soprattutto è mancata la visione imprenditoriale: chi oggi riesce a competere lo fa con le stesse armi dei player digitali; c'è ancora largo spazio per soddisfare esigenze inespresse tipiche del processo tradizionale (il regalo di un libro, ad esempio, crea un vissuto molto più profondo di un buono acquisto); l'ebook, risorsa ancora poco diffusa, richiede un'evoluzione degli strumenti oggi disponibili, perché poco empatici. E attenzione alle nuove generazioni, sempre meno abituate alla lettura cartacea e sempre più ad una commistione di media, un'insalata digitale fatta di snack contents e approfondimenti verticali. Chiude quindi chi non ha voluto guardare all'evoluzione dei costumi e delle abitudini, chi ha preferito negare l'evidenza e si è poi trovato ad inseguire proponendo una brutta copia dei migliori servizi disponibili. Come i nostri ospiti hanno giustamente detto, più che dare la colpa ad altri bisognerebbe fare autocritica. E ricominciare. |