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Podcast: RIP GDR
Episode:

Vmbra Imperii – Lib. XIX “Solis occasu”

Category: Games & Hobbies
Duration: 00:00:00
Publish Date: 2020-11-09 18:54:44
Description:

“Et ecce velum templi scissum est a summo usque deorsum i duas partes, et terra mota est, et petrae scissae sunt […]”

“Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono […]”

[Matteo, XXVII, 51]

Il sangue bagna la terra del Golgotha sgorgando dalle ferite aperte nelle carni di una dozzina di uomini con lunghe vesti nere ormai pregne della linfa vitale dei propri possessori, coloro che hanno osato attaccare gli emissari di Roma giacciono sul terreno brullo ed arido senza vita. In mezzo ad essi, messo in risalto dagli ultimi raggi vermigli del sole al tramonto che si rifletto sulla lorica plumata, sta Cattus gravemente ferito dalle lame di coltello degli aggressori.

Le condizioni del diplomatico del contubernium sono critiche e richiedono l’intervento immediato di Calvus che riesce ad evitare il peggio e a mettere il compagno in grado di reggersi in piedi allontanando da esso l’ombra di Plutone. Dopo essersi un attimo sistemati le lievi ferite riportate, il resto del contubernium si mette ad esaminare i propri aggressori ed i dintorni. Vetius nota un sentiero che taglia la strada principale e sembra andare dalla base della collina fino alla cima, ma comunque non sembra essere stato utilizzato di recente. Per il reziano è evidente che gli aggressori li stessero aspettando.

Un esame dettagliato dei corpi rivela che tutti sono marchiati con lo stesso tatuaggio: una stella a cinque punte. Il simbolo non è nuovo ai custodes che però non riescono esattamente a stabilirne il significato, forse sono dei satanisti, uno dei culti proibiti derivanti dal cristianesimo, ma lo stesso simbolo è usato anche per adorare Venere, la dea dell’amore e dell’eros. Nel frattempo Minimo raggiunge i compagni con un seguito di dieci soldati, parte delle reclute che gli era stato chiesto di supervisionare.

Con il contubernium riunito e rinforzato e con Cattius in grado di quantomeno reggersi in piedi, i custodes decidono di proseguire. Vetius e Candemium seguono il sentiero che taglia la strada principale e scoprono che parte dalla base della collina nella zona in cui ci sono le fosse comune per i corpi dei condannati non condannati. Il sole cala e giungono le ombre della notte ed i legionari insieme ai custodes accendono le torce, appena il carro di Apollo però scompare oltre l’orizzonte una strana nebbia inizia ad alzarsi tutto intorno.

Il gruppo prosegue ed arriva sulla cima della collina dove la nebbia è talmente fitta da non permettere una visibilità superiore a un paio di piedi. Nell’aria sembra esserci odore di temporale e una bassa, soffusa ma ubiqua cantilena inintelligibile, solo Al Sahlahin riesce a capire una parola che ritorna ciclicamente: Azazel, il nome di un demone della tradizione ebraica e mediorientale. Incerti sul da farsi, i custodes iniziano ad intonare una delle marce legionarie appellandosi alla grandezza di Roma.

La mossa ha effetto ed in un area di una decina di metri la nebbia scompare lasciando libera la visuale, i custodes ed i legionari iniziano quindi a marciare, mentre la nebbia viene pervasa da lampi e bagliori ed inizia ad assumere un colore violaceo. Una voce rimbomba improvvisamente da sotto terra, la lingua è simile all’ebraico e quindi Al Sahlahin riesce, se non a capire esattamente quanto detto, almeno a cogliere ciò che il loro misterioso interlocutore vuole esprimere.

Dopo un breve scambio di battute, dalla nebbia sembra prendere forma una figura avvolta in un ampia tunica che fluttua a mezz’aria, occhi luminosi e due grandi corna sulla testa. L’essere si identifica come “Colui che è più potente di Dio, il corruttore, Azazel” e, dopo aver fatto apparire dal nulla sette scranni, invita i custodes a sedersi per parlare. Dalla conversazione, i membri della Cohors Auxiliaria Arcana vengono a sapere che il demone è intenzionato a vendicarsi di coloro che lo hanno evocato pensando di poter sfruttare il suo potere. Azazel rivela anche che ai piedi del Golgotha ci sono le porte del suo regno che sono state aperte da coloro che lo hanno evocato e che se verranno richiuse lui tornerà a riposare e tutte le apparizioni scompariranno.

Il demone dice ai custodes che il portale è stato aperto dentro al sepolcro del Nazareno e che per aprirlo è stata usata la lancia di Longino, oggetto che gli impedisce di agire direttamente per portare la sua vendetta. Azazel dona inoltre ai custodes un piccolo medaglione a forma di testa di caprone che ha due rubini incastonati come occhi; il ciondolo aiuterà i custodes nell’individuare coloro che hanno attirato l’ira del demone. Infine Azazel chiede che il medaglione venga messo al collo del capo dei cultisti in modo che possa trascinare la sua anima all’inferno. Come parte del patto, in attesa che il tutto si risolva, Azazel farà tornare almeno momentaneamente la normalità sul Golgotha richiamando le schiere demoniache fuoriuscite dagli inferi per sette giorni. Le parti quindi si congedano ed i custodes, accompagnati dai legionari molto scossi dagli avvenimenti della notte, si incamminano per fare ritorno ad Aelia Capitolina.

Ave atque vale!

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