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Anche gli negli Usa, come in Europa, il politicamente corretto diventa asservimento all'Islam
L'attentato di Berlino ha evidenziato tutti i limiti della politica di accoglienza della Merkel, ma ha soprattutto dimostrato ancora una volta la volontà, da parte degli integralisti islamici, di colpire l'occidente attraverso i suoi simboli più sacri, come appunto le celebrazioni per il Natale. Anche senza spargimento di sangue però, l'occidente ha già da tempo dimostrato in più occasioni la volontà di autocensurarsi e di rinunciare ai propri simboli in nome di un politicamente corretto che, spesso, rasenta il servilismo. E non è solo l'Europa a cancellare le recite scolastiche di Natale: anche negli Stati uniti il politicamente corretto rasenta l'assurdo, come racconta Todd Starnes nell'articolo "I Grinch senza Dio stanno cercando di togliere Cristo dal Natale" pubblicato il 19 dicembre sul sito Fox News.
Tra le canzoni di Natale più brutte di sempre spunta anche un asinello italiano
Prima che le tv trasmettano per l'ennesima volta "La vita è meravigliosa", prima che le strade si riempiano di luminarie e i negozi di decorazioni, prima che le recite scolastiche vengano annullate per non offendere la sensibilità delle bambine col velo, c'è qualcosa che ci fa capire che si stanno avvicinando le festività: le canzoni di Natale. Già agli inizi di dicembre entrare in un negozio o in supermercato o semplicemente passeggiare per le vie del centro, o addentrarsi tra i banchi dei mercatini, significa essere inondati dalle varie "White Christmas", "Jingle bell rocks" o "Santa Claus is coming to town". In un articolo di Maura Johnston pubblicato sito Esquire.com viene stilata la classifica delle 25 migliori canzoni natalizie di tutti i tempi. In testa alla classifica troviamo "Last Christmas" degli Wham, seguita da "Christmas baby" di Darlene Love, "All I want for Christmas is you" di Mariah Carey, "Frosty the snowman" delle Ronettes e "Santa Claus is coming to town" nella versione di Bruce Springsteen. Naturalmente questa è solo una delle tantissime classifiche puntualmente stilate da riviste online e siti musicali, che però hanno diversi punti in comune. La cosa curiosa è che molte di queste canzoni, come le già citate "Last Christmas" o "Santa Claus" cantata dal boss, si trovano anche ai primi posti delle classifiche delle canzoni di Natale più brutte di tutti i tempi. Che significa? Che il mondo si divide nettamente tra gli adoratori di Babbo natale e gli emuli del Grinch, o che ognuno di noi può immedesimarsi in Scrooge, prima o dopo la visita degli spiriti, a seconda del caso? Probabilmente è solo una banale questione di gusti personali, uniti a un grado di sopportazione degli ascolti reiterati all'infinito degli stessi brani, che può variare da persona a persona. Addentrandoci ad esempio tra i brani che non vorremmo mai ascoltare durante le feste, classifica stilata da Yahoo Uk e riportata in Italia sul sito Funweek, troviamo un paio di brani che alcuni siti invece mettono tra le canzoni più belle. Come "Santa baby" nella versione di Madonna, brano che in origine era stato portato al successo dalla regina del blues Eartha Kitt. Oppure "Please daddy (don't get drunk this Christmas)" di John Denver, canzone che recita "Per favore papà non ti ubriacare questo Natale, non voglio vedere la mamma piangere". In testa alla classifica troviamo "Have a cheeky Christmas", che si potrebbe tradurre con 'Buon Natale sfacciato' o 'Buon Natale impudente'. La cantano, le Cheeky girls, due sorelle anglo-rumene famose per l'abbigliamento succinto e i contenuti provocatori delle loro canzoni. Anche per il già citato sito Esquire ci sono brani che si trovano sia tra i buoni che tra i cattivi, come il "Santa Claus is coming to town" di Springsteen o"Wonderful Christmas time" di Paul McCartney, che troviamo addirittura in testa alla classifica. C'è però un brano misterioso che si trova in quasi tutte le classifiche delle canzoni di Natale più brutte di sempre. Misterioso perché, teoricamente, dovremmo conoscerlo, dato che parla dell'Italia. Ma l'immagine del nostro paese che emerge dalle note della terribile canzone "Dominic the italian Christmas donkey" è infarcita di stereotipi e luoghi comuni. Il brano è stato scritto e interpretato, nel 1960, dall'italoamericano Lou Monte, e racconta dell'asinello Dominic che, nella tradizione italiana, aiuterebbe Babbo Natale nella consegna dei doni. O perlomeno questo è quanto riporta il sito Todays 1019 che, raccontando la storia di questa canzone, spiega che l'asinello Dominic è un simbolo del Natale molto popolare in Italia. Nel testo della canzone, che unisce inglese e pseudo italiano in frasi memorabili come "dance ‘sta tarantella" e "bring lu ciucciarello", si dice anche che, se gli si parla in italiano, l'asino capisce. Ogni commento, naturalmente, è superfluo.
Tra i rami dell'albero di Natale Dickens ritrova i ricordi della sua infanzia
Nel 1850 Charles Dickens, autore del Canto di Natale e di molti altri popolari racconti natalizi, interruppe brevemente la tradizione che lo vide pubblicare racconti natalizi con cadenza pressoché annuale fino a pochi anni prima della sua scomparsa, per scrivere un saggio, "L'albero di Natale". Si tratta di una lunga riflessione sugli alberi di Natale della sua infanzia e sul ricordo delle emozioni e delle sensazioni che ognuno degli oggetti che vi si trovavano evocavano in lui. Inedito in Italia fino al 1981, quando Ada Nisbet curò la prima traduzione italiana, viene ora riproposto dalla casa editrice Lindau all'interno della raccolta di autori vari "Racconti sotto l'albero". |