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Insulti, diffamazioni, minacce anche di morte, attacchi verbali ma pure fisici, vandalismi. Manifestazioni di ostilità - se non di odio - che per quasi tutti i parlamentari attivi a livello federale e per tre quarti dei membri dei legislativi cantonali sono ormai la quotidianità. Uno studio realizzato dall’Università di Zurigo, su mandato del Dipartimento federale di giustizia e polizia, mette per la prima volta in evidenza tutta l’ampiezza del fenomeno e le conseguenze. Ad essere presi di mira in particolare sono gli esponenti dei Verdi e dell’UDC. A livello comunale invece i bersagli sono più spesso le donne, i politici di sinistra e le minoranze sociali, religiose, etniche o sessuali. Categorie, queste ultime, che tendono poi ad evitare l’esposizione mediatica, a limitare la loro visibilità e i loro interventi, con ripercussioni sulla partecipazione e la loro rappresentatività politica. E’ un “rischio del mestiere” che bisogna mettere in conto? Oppure vanno messi dei limiti? E quali? Ne discuteremo con Nara Valsangiacomo, granconsigliera dei Verdi Diego Baratti, vicepresidente UDC TI, vicesindaco di Ponte Capriasca Nenad Stojanovic, politologo dell’Università di Ginevra Con un’intervista registrata all’autrice dello studio Lea Stahel. |