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Sono passati due mesi dalla caduta del regime del dittatore Bashar al-Assad. E Abu Muḥammad al-Jawlani, come si faceva chiamare allora il leader dei ribelli, è tornato ad essere Ahmed al-Sharaa, suo nome di battesimo, e pochi giorni fa è stato nominato presidente ad interim della Siria e ha già iniziato a viaggiare in questa veste, prima a Riad e poi ad Ankara. Una nomina annunciata la scorsa settimana dopo un incontro con le altre fazioni ribelli e gli attuali partner nella capitale siriana. Durante l’annuncio è anche stato riferito che al-Sharaa formerà un consiglio legislativo temporaneo, che la Costituzione in vigore sotto al-Assad è stata sospesa e che il parlamento del Paese è stato sciolto. Ma è anche stato ribadito: per ricostruire – politicamente, socialmente e a livello di infrastrutture – la Siria, dopo tredici anni di guerra civile, ci vorrà tempo: 4-5 anni per nuove elezioni, per una nuova Costituzione. Le priorità dell’amministrazione ad interim sono quindi – citiamo un portavoce - “riempire il vuoto di potere in modo legittimo e legale” e “mantenere la pace civile cercando la giustizia di transizione e prevenendo attacchi di vendetta”. Se e come questo possa essere possibile, lo abbiamo chiesto ai nostri due ospiti NAIMA CHICHERIO, nostra collega della redazione Esteri, segue per la RSI il Medio Oriente ed è appena rientrata dalla Siria LORENZO TROMBETTA, analista, esperto di Siria Intervista registrata a Anwar Al Bunni, esule siriano e attivista per i diritti umani |