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Lavorare in un contesto rischioso e con la paura che possa succedere qualcosa o che, addirittura, si possa rischiare di morire ammazzata. Il femminicidio di Lodrino, avvenuto una settimana fa, ha riportato a galla alcune zone d’ombra che riguardano la protezione e la tutela delle lavoratrici del sesso. A Modem non entreremo nel merito di quanto accaduto a Lodrino, dell’uccisione di una lavoratrice del sesso, ma cercheremo di riflettere sulle criticità che questo fatto di cronaca solleva e sulle possibili soluzioni per meglio tutelare le persone che lavorano negli ambienti a luci rosse, in cui fattori come condizioni di lavoro precarie, restrizioni legali e stigmatizzazione legale e sociale aumentano questa vulnerabilità. In quale contesto si trovano a lavorare oggi queste persone? Quali rischi corrono e quali soluzioni si possono apportare affinché la tutela fisica e giuridica possa essere garantita? Che tipo di lavoro è possibile fare a livello di società anche per destrutturare lo stigma sociale che le professioniste del sesso subiscono?
Ne parliamo con: Vincenza Guarnaccia, coordinatrice di Zonaprotetta Michel Venturelli, criminologo Gianluca Calà Lesina, commissario capo della sezione TESEU della Polizia Cantonale Intervista registrata a Rebecca Angelini, direttrice di ProCoRe, rete nazionale che difende i diritti e gli interessi delle Lavoratrici e dei Lavoratori del sesso |